Basta un poco di zucchero.

PilloleUn articolo a firma di Federico Rampini sul settimanale D della Repubblica ci fornisce lo spunto per più di una riflessione. Nell’articolo si parla dell’uso di una pillola per curare il bruciore di stomaco, il Prilosec (Omeprazolo), diffuso e utilizzato negli USA in grandi quantità. Il giornalista, arrivato in America nel 2000, come tante altre persone era sofferente per alcuni problemi, poi sfociati in un’ulcera, legati allo stress e ad abitudini comuni a molti: troppi caffè, il piacere del fumo, pasti consumati molto in fretta, spesso fuori casa.

Niente di grave per fortuna, ma uno di quei fastidi che non vanno trascurati, anche perché nei casi peggiori, ti condizionano la vita. Anche lui, come milioni di persone, ha trovato beneficio nell’uso del farmaco, disponibile per l’acquisto anche senza ricetta, notando però che nel caso degli americani, la pillola permetteva a molti uno stile di vita fuori controllo, fatto di porzioni di cibo extra-large, di bibite gassate e bevande alcoliche in grandi quantità, che hanno poi creato più problemi di salute nel lungo periodo, che gioie per il palato nel breve.

L’annichilimento delle coscienze passa quindi dal laboratorio? Forse sì, ed è per questo che Rampini ha deciso di rinunciare all’Omeprazolo e a questo tipo di benessere, per riprendere contatto con quei segnali che il corpo ci invia di continuo, per ricordarci che stiamo esagerando, che stiamo bevendo o mangiando troppo, che dobbiamo assumerci la responsabilità della nostra salute, perché spesso da questa passa anche la felicità degli altri, a cominciare da quella di chi ci sta vicino.

Il dolore è mio e me lo gestisco io.
Un altro spunto potrebbe essere che un certo tipo di sofferenza, non troppo invalidante, a volte ci fa comodo e non ce ne vogliamo proprio liberare. Un dolore sopportabile, con cui conviviamo quasi quotidianamente, ci consente di essere coccolati, di essere esentati da compiti poco graditi, di ottenere da chiunque l’approvazione o il perdono per piccole mancanze, dai nostri cari, in ufficio, dagli amici, dai conoscenti.

È un po’ come la coperta di Linus, un doloretto sotto al quale ci nascondiamo per non affrontare le nostre responsabilità, certi piccoli problemi o noie, a volte la mancanza di dialogo. E il tipo di dolore cambia a seconda del genere: per gli uomini via al mal di schiena quando si tratta di montare un mobile, buttare l’immondizia, fare quel lavoretto di riparazione che aspetta da mesi, per le donne il mal di testa o di pancia ha spesso funzionato da scudo invincibile.

In questi casi non basta un po’ di zucchero per mandare giù la pillola, perché un’auspicabile guarigione sarebbe un problema, non una soluzione.